Scontri di generazioni

Mentre, come sottolinea con involontario sarcasmo il Presidente della Repubblica, “la coperta si accorcia” sempre di più, ossia la crisi economica e le conseguenze dell'averla mal gestita si ripercuotono sulla società, emergono con sempre maggiore evidenza le distorsioni in cui si è vissuto per alcuni decenni.
E cosi' sia.
Ce n'e' una, tuttavia, che stride come le unghie sulla lavagna ed è sempre più insopportabile, e riguarda la cattiva distribuzione generazionale di risorse, benessere, potere, occasioni.
Un mostruoso esempio di dis-pari opportunità.

La generazione che la sociologia chiama da decenni dei “baby boomers”, ossia di quelli i cui genitori si sono fatti la guerra, si è magnata tutto e non lascia niente.
Per carità, come ormai tutti i calcoli e la letteratura statistica-sociologica-economica confermano è stato un fenomeno di sistema, nessuna responsabilità individuale, tutti assolti di fronte alla Storia.
Infatti, la generazione successiva, ossia quella che per non essere morta di fame ha avuto bisogno di genitori baby boomers particolarmente benestanti, se ne sta da almeno un decennio rassegnata a comprimersi negli anfratti di una società fatta di pensionati, di signori/e che non si tolgono dalle palle dai loro incarichi per il puro gusto di starci, di sessantenni che fanno i quarantenni, di pacche sulle spalle “verrà il vostro momento”, di assenza, per l'appunto, di occasioni, risorse, benessere, potere.
La generazione successiva, si fa spazio fra le macerie lasciate, ovviamente, dalla precedente.
Macerie economiche, politiche, morali, etiche, culturali.
Macerie culturali di una generazione che, tutto sommato, non ha fatto altro che guardarsi l'ombellico, la punta dei piedi e altre sporgenze anteriori.
Una generazione egoista, egocentrica, autoriferita e autocentrata e, come oggi sempre di piu' appare, piagnona e chiaccherona.
Una generazione che aveva processato i padri e le madri per la loro “autorità”, senti un pò, gente che aveva fatto la guerra e mangiato la polvere facendo finta che fosse farina. E contro questa autorità ha strillato e fatto i capricci per quarantanni, e ancora oggi lo fa, dicendo “è mio”.
Ma non lo dice più ai poveracci di prima, lo dice ai propri figli.
A quelli che li hanno guardati sposarsi, separarsi, andar e tornar di casa, fare figli, non farli, e si sono adattati ai loro capricci egotistici.
Una generazione che ha preso tutte le occasioni che c'erano, le ha rese statuto e diritto, proprio diritto, ha lavorato come se nessuno mai prima avesse lavorato e ora, mentre gli altri non possono lavorare, dice di non volere lavorare mentre fa di tutto per continuare a farlo.
Una generazione prolissa, chiaccherona, predicatrice, che prima faceva le prediche ai padri e ora fa le prediche ai figli, e spiega e afferma e scrive, uh quanto scrive, sui giornali, nei libri come fossero vecchi tatszebao.
Sempre affermazioni solenni, assertive, da “io sono io, e voi nun siete un cazzo”, su Dio, sulla morale, sulla politica.

E, ora, sul ricambio generazionale, sull'innovazione, sulla “fragilità dei giovani”.

Ora, lo dice uno a cui il termine “generazione” fa venire l'orticaria, lo disprezza proprio tollerandolo appena perfino in un saggio di statistica. Perchè come è ben noto, i figli dei baby boomers, sono individualisti…
Ma se c'e' una cosa che crea appartenenza generazionale, cari manifestanti e lottacontinuisti al potere, non è il vedervi ancora dibattere dopo quarantanni sul terrorismo, sulle vostre fazioni pentapartitiche ed extraparlamentariche erette a categorie dell'universo mondo…
Bensì e' vedervi canuti, aggressivi, nemmeno più direttori di giornali ma editorialisti un tanto a parola (solo voi siete ancora pagati così) dare A NOI ancora lezioni su come viviamo NOI, ossia male.

Sappiate che, mentre pensate di istruire con i vostri lunghi discorsi che servono solo a farvi sentire ancora edonisticamente al centro di una assemblea venerante, noi, che ascoltiamo cose che conosciamo ben meglio di voi, vi osserviamo pensando che almeno i vostri padri, i nostri nonni, per l'orgoglio della loro “autorità” a un certo punto si erano chiusi in un autoritario silenzio di sentenza e avevano smesso di far gara a chi l'aveva più lungo.
Piace la metafora?

Allevare i propri eredi, e poi farsi da loro odiare, è la maledizione biblica a cui la generazione baby boomers sta facendo di tutto per non riuscire a sottrarsi.

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blog/scontri_di_generazioni.txt · Ultima modifica: 2013/11/07 13:20 da mattia