Perspicacia

Dopo circa una settimana che i russi camminavano armati per le strade di Berlino, e che il loro capo supremo si era suicidato, i tedeschi si convinsero che avevano perso la guerra.
Dedicato a chi aspetta che la Merkel cambi idea.

2014/10/03 15:19

Perseveranza

2014/09/28 18:28

La "questione del governo"

Prendiamola al contrario, così non ci facciamo male per nulla e, al limite, litighiamo su cose grosse.
Il punto è lo stesso da anni. Se non c'è il potere negoziale per cambiare in Ue l'austerità che ci ammazza, è meglio che tali politiche le applichi il governo italiano con dentro il centrosinistra, oppure una “troika”?
Nel primo caso ci logoriamo il consenso e la sinistra tiene a bada il popolo, nel secondo siamo palesemente in balia altrui e qualcuno diventa ministro.
Tertium, al momento, e nonostante alcune buone mosse di Renzi, nonchè qualche colpo di culo, non datur.

2014/09/21 19:19

Economisti e no

In un articolo ripreso oggi dalla stampa italiana, P. Krugman, giustamente, prosegue nel processo di estrazione dai sassi dalla scarpa, e lo fa a nome di molti che, così, vedono risarcito almeno l'amor proprio.
Di fronte alla Grandissima Crisi, non tutte le culture, le idee, le analisi hanno fallito. Non tutti gli intellettuali, e fra questi gli economisti, hanno fallito.
Alcuni hanno avuto ragione ma non sono stati ascoltati. Il pensiero unico non nasce unico, viene reso unico, per esempio dagli esecutori delle politiche economiche, dai policy makers che hanno scelto quel che gli conveniva, interessava, volevano, fra le analisi e le soluzioni.
E così facendo hanno peggiorato la situazione.
A un anno e mezzo dal palese fallimento (anche scientifico) delle politiche di austerità, che altri avevano già interpretato correttamente in precedenza, fenomeni alla Katainen o alla Scheauble persistono nello strologare di medicine, medici e cure non assunte dai pazienti, con ciò manifestando palesemente il loro disturbo che attiene alla scienza psichiatrica, non economica.
E fin qui ci siamo.
Manca un imputato fondamentale, però, nell'individuare i motivi per cui un pensiero diventa pensiero unico, e per cui chi ha torto, di fronte all'opinione pubblica, diventa chi ha ragione.
Questo imputato sono i mezzi di comunicazione, la stampa, i giornalisti, come quello che oggi commenta a lato l'articolo del premio Nobel.
Perchè essi per primi, forse anche prima dei politici, hanno sposato le idee che vedevano far brillare gli occhi dei potenti. Essi, davvero, citando, commentando, vellicando quelle idee e amplificandole facendole diventare luogo comune, le hanno imposte come pensiero dominante, l'unico pensiero possibile.
Essi, rendendo quelle idee simbolo - il loden del vecchio austero, le palle d'acciaio del giovane austero, il piglio germanico della culona austera - le hanno elevate annullando ogni possibilità di contraddittorio, anche di fronte all'evidenza dei fatti.
L'editoriale di prima pagina degli AlesinaGiavazzi, il profluvio domenicale degli Scalfari, chi li ha mai contraddetti, chi mai ha avuto la possibilità di farlo? Gli ospiti televisivi, gli opinionisti sempre quelli, chi li ha invitati? Le prime dieci pagine di annunci di riforma, riproposti ogni mattina per anni e mai divenuti realtà, chi li ha pubblicati?
Il pensiero unico non nasce unico ma ammazzandone tutti i fratelli, diventa tale.
Da anni, prima pochissimi, poi pochi, poi molti hanno messo in discussione l'andazzo. E non l'hanno fatto per ideologia, lo hanno fatto constatando lo scarto, per esempio, tra il pil atteso e il pil reale, segno inequivocabile che le “medicine” erano somministrate per un'errata diagnosi.
Ma di fronte al muro eretto per prima dall'informazione ogni voce alternativa era una voce non credibile. Abbiamo fatto fatica persino a convincere i parenti, poichè la verità del giornale era più vera della nostra.
Che tutto ciò sia avvenuto per fragilità culturale - quanti professori da sempre progressisti sbandati come ubriachi di fronte alla crisi e alla voce del potere - o per opportunismo, poco importa.
Tanto ora, a fare il processo al pensiero unico degli anni passati, saranno sempre gli stessi, nel loro editoriale di prima pagina e nella trasmissione di prima serata.
Con le coscienze lorde del 14% di disoccupati.

2014/09/16 12:09

Sei anni sprecati

Si è sfilata da un libro una vecchia relazione tenuta a un seminario del partito, nel giugno 2008.
A Roma 40 gradi, in cima alla Valtellina il temporale del secolo.
I dati Unioncamere denunciavano un Pil lombardo secondo semestre in flessione dello 0,1, produzione e export fermi, e paventavano una stagnazione fino alla fine del 2009, ripartenza nel 2010.
La bolla era esplosa da meno di un anno, dicevo che la crisi finanziaria sarebbe diventata produttiva, poi duramente occupazionale. Che occorrevano politiche espansive, un minimo di politica industriale (al Mise c'era un documento non ancora seppellito). Roba normale, insomma.
La Merkel era in vacanza a Solda, Monti nella penombra bocconiana, l'austerità non era legge, non avevamo ancora perso l'orientamento.
Poi siamo rimasti soli a gridare le stesse cose normali.
“Ricordati che devi morire”… “sì, sì, mò me lo segno”…

2014/09/07 15:48

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start.txt · Ultima modifica: 2011/05/27 18:32 da mattia