Guerra culturale

Ai pochi che in questi mesi hanno messo in dubbio la politica economica del nostro paese, allineato con l'austerità Tedesca, avere una sponda nella parte più progressista della cultura economica americana è stato obiettivamente utile.
Utile perchè liberali di sinistra mai stati contro il mercato, contro l'efficienza e a favore di dirigismi vari, non si sentissero accusati di sovietismo, vetero marxismo, degenerato keynesismo.
Mettere in discussione il timone governativo, infatti, è parsa una scelta talmente anticonfromista da essere offensiva, da “nemici del popolo”, biasimevole come solo il tardo stalinismo avrebbe saputo biasimare.
(Forse non per caso la certificazione di quella linea pluto-imperiale è venuta dagli ultimi eredi dello stalinismo italiano alleati, come sempre sono stati alleati, proprio con l'establishment da loro mai messo in discussione se non a parole).

Infatti oggi l'inserto culturale dell'impero, in un visibile articolo di chi, qui citato non casualmente nei giorni scorsi, ha seguito trasformisticamente, ossia incarnando la linea del giornale, le vicende delle politiche economiche europee in queste settimane, è mandato a tentar di sgretolare proprio quella sponda.
“I professionisti della crisi”, così si cerca di sminuire, nella battaglia delle idee che è la battaglia della politica, e quindi la battaglia del potere delle persone sulle persone, proprio il pensiero di chi sostiene l'opposizione all'austerità.
Il fatto che dei minuscoli pulviscoli tentino di porre in discussione diciamo Paul Krugman, che certo qui non si mitizza, ma è pur sempre un premio Nobel, consigliere di Obama, columnist del NYT, non proprio il ta-tze-bao dell'Università di Trento, fa ridere e inquieta.
“Professionisti della crisi”, come quelli che dalla prima pagina hanno speculato sui mercati autoregolati e ora attaccano la politica inetta?
O professionisti della crisi, come quelli che approffittando della crisi speculano, e speculare significa pure porre in discussione le conquiste del progresso europeo.

Il fatto che questo ridicolo tentativo in sostegno dell'egemonia culturale venga da quella sede, e in quella sede, scopre ancora di piu' le velleità di chi lo attua.
Leggere e scrivere è la nostra arma.

2012/05/20 11:39

Estetica ed etica

Al g8 i leaders del mondo si slegano le cravatte prima che sia servita la cena.
Sara' bene che sleghino anche quelle che il collo lo stringono a noi.

2012/05/19 14:29

Paure ataviche

Anarchici, mafiosi e turchi.
In attesa di questi ultimi.

2012/05/19 14:24

Mediazioni solitarie

Negli ultimi giorni l'etichetta è di Monti il mediatore.
Monti sarebbe oltreoceano a fare una mediazione.
Monti starebbe mediando tra Europa e Usa.
Monti medierebbe tra Obama e Hollande, Tra Obama Hollande e Merkel, tra Merkel e Hollande, tra Stanlio e Ollio.
Tuttavia, oggi, su tutti i giornali nazionali e stranieri, ci sono foto di Obama e Hollande.
E contravvenendo all'etimologia, tra i due non di vede alcuno.

2012/05/19 14:23

Antidoto ai profeti

L'unico antidoto ai profeti d'accatto, e' segnarsi su un post it i loro vaniloqui ben pagati, ad imperitura memoria.
Per esempio:
“Gli Eurobond non servono a nulla, se non a diffondere l'illusione che i trasferimenti fiscali siano una comoda alternativa alle riforme”.
Con questa affermazione Il Giavazzi bastona sia i progressisti, che chiedo gli eurobond, sia La Merkel, che non li vuole, sia, Monti, che sul trasferimento fiscale (per altro a senso unico) ha costruito la sua strategia di governo della crisi.

Cosi', a occhio e croce, temo che qualcuno a breve si rimangera' l'affermazione perentoria, passata inosservata nell'editoriale di prima pagina.

2012/05/19 14:18

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start.txt · Ultima modifica: 2011/05/27 18:32 da mattia